Avrai di certo sentito parlare della Terra dei Fuochi in Campania, ma non è l’unica realtà in Italia dove incendi e contaminazione dell’ambiente hanno portato ad un innalzamento dei casi di tumore e alle infiltrazioni mafiose per la gestione illegale dei rifiuti.

Le Terre dei Fuochi in Italia

La Campania è solo un caso salito all’onore delle cronache per i terreni che emanano gas nocivi in quanto saturi di veleni tossici. La conferma, oltre che visiva, arriva anche dall’incidenza crescente dei tumori anche dei bambini con conseguenze sulle famiglie che pagano con la vita una condotta scellerata di smaltimento illegale dei rifiuti.

I roghi, insomma, non sono solo in Campania, ma si trovano anche in Lombardia, nel Lazio, in Umbria, in Sicilia, nel Molise, solo per citare alcuni dei casi più eclatanti. Il punto in comune di questi “siti dei veleni” è che si trovano nei pressi di zone industriali o vengono create discariche a cielo aperto o sotto terra nelle periferie.

Non mancano gli incendi “ad hoc” di aziende che, invece di affidarsi a società come la NIECO Spa, scelgono le vie illegali e quanto mai pericolose per l’ambiente e la popolazione, bruciando interi capannoni. Questi sono spesso ricolmi di rifiuti con materiale plastico e di altro tipo che genera nubi di diossina, che è notoriamente cancerogena. È il caso della Lombardia e della città di Milano con la sua periferia, dove negli ultimi anni sono aumentati in modo esponenziale gli incendi in aziende medio-grandi che, piuttosto di pagare lo smaltimento dei rifiuti speciali e non, “risparmiano” sulla pelle della gente.

In queste azioni si insinuano le mafie, che creano società di smaltimento e trattamento dei rifiuti spesso fittizie, ma poi “risolvono” il problema al costo di un semplice accendino. Tra gli incendi più eclatanti negli ultimi anni c’è il mega incendio di via Chiasserini, sempre a Milano, che ha impegnato più di 170 equipaggi dei Vigili del Fuoco che per ore hanno tentanto di spegnere le fiamme di più di 15 mila metri cubi di materie plastiche. A questo si aggiunge il rogo della Riesco, a Novate Milanese e quello di Mariano Comense, direttamente nel centro di smaltimento rifiuti.

Salta all’occhio la costante, che va di pari passo con la criminalità legata allo smaltimento dei rifiuti, di un vuoto legislativo e dell’assenza misure efficaci nel combattere questo fenomeno. Devi sapere che il più delle volte i responsabili connessi alle aziende che vanno in fumo non sono reperibili o è difficile trovare i responsabili di questo scempio.

Per comprendere quanto il fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti sia penetrato nel territorio lombardo, basta citare il caso di Brescia, a Montichiari, un centro con circa 25 mila abitanti e che conta 16 discariche, di cui 11 attive e 5 tra quelle chiuse o abusive, associate alla presenza dell’inceneritore più grande del continente europeo. Il livello di inquinamento dei terreni, dell’aria, delle acque è da emergenza ambientale, tra diossine e metalli pesanti.

Il caso del Molise

In Molise le mamme si sono organizzate in un comitato a favore della salute e dell’ambiente. Qui i casi di mesotelioma maligno, un tumore dei polmoni dovuto all’asbesto contenuto nelle fibre di eternit, sono aumentati in modo preoccupante, quando a livello mondiale si tratta di un cancro definito “raro”.

Il fulcro dei veleni è Venafro, salita all’onore delle cronache dopo le rivelazioni del pentito Schiavone, in relazione alla Terra dei Fuochi campana. La diossina è stata rintracciata nel latte materno come nelle carni animali contaminate dalle polveri chimiche del cemento e dai rifiuti interrati o bruciati direttamente negli altoforni. La contaminazione di aria, terra, falde acquifere è stata confermata anche dai pubblici ministeri che hanno definito la zona sotto il controllo della camorra.

Un caso tra i più eclatanti è quello di Castelmauro, in provincia di Campobasso, dove in una cantina furono rinvenuti centinaia di bidoni radioattivi, alcuni dei quali spariti. Dal 2003 la popolazione attende anche la stesura del Registro Tumori, pagato con i soldi della regione Molise. Dopo 18 anni la raccolta dei dati è ferma al palo e la collettività continua a pagare con la salute, la vita e il denaro pubblico qualcosa che non riesce a vedere la luce.

I veleni dal Lazio all’Umbria

Nel Lazio uno dei siti che creano preoccupazione è quello dell’ex centrale nucleare vicino Latina, esattamente a Borgo Sabotino, dove le falde acquifere risultano compromesse dagli sversamenti. A Ceccano, in provincia di Frosinone, dove c’è una zona industriale, l’impennata dei tumori conferma l’ipotesi di disastro ambientale con l’inquinamento del fiume Sacco, che si ripercuote su tutta la valle omonima. Dalle promesse di bonifica del territorio basate sui risultati epidemiologici della Asl capitolina del 2008, ancora oggi non è stato fatto nulla.

In Umbria la Terra dei Fuochi è nella provincia di Perugia, in Valnestore, dove sono stati messi sotto sequestro più di 250 ettari di terreno contaminato. Nello stesso sito si trova il lago di Pietrafitta, per il quale c’è divieto assoluto di uso delle imbarcazioni. I terreni furono gestiti da Enel dove c’era un giacimento minerario di lignite e oggi sono coltivati con distese di grano e frumento, ma al di sotto delle coltivazioni sono stati trovati rifiuti velenosi, tra solventi, manganese e altre sostanze altamente tossiche. Della situazione ne è a conoscenza anche il governo, attraverso l’interrogazione presentata dal senatore leghista Candiani alla Commissione che si occupa del ciclo dei rifiuti.

Non resta esclusa da questo penoso elenco delle altre Terre dei Fuochi la Sicilia, con il caso di Gela che dal 1963 si trova ad avere a che fare con le sostanze rilasciate nell’ambiente dal polo petrolchimico, per il quale oggi si tenta una farraginosa quanto poco rassicurante riconversione industriale. A oggi sono in attesa di bonifica 800 ettari di terreno aggiunti ai 50 km quadrati dell’area marina prospiciente e, anche in questo caso, l’incidenza di patologie correlate ha attraversato più generazioni.

Nei nostri valori aziendali c’è la professionalità e il rispetto della legalità, nonché l’etica di un lavoro al alta responsabilità per la vivibilità dei territori e per non colpire al cuore le generazioni che verranno, in quanto hanno diritto alla salute e a un ambiente sano. Speriamo di dare un contributo sempre maggiore in questa direzione.

0