I rifiuti da demolizione e costruzione costituiscono più della metà dei rifiuti speciali generati dalle attività industriali e manifatturiere dell’Italia. Questi vengono trattati attraverso specifiche metodologie, consentendo la loro trasformazione i materiali nuovi, pronti per essere nuovamente riutilizzati.

Considerando che parliamo di materiali che si prestano molto bene al reimpiego nel settore delle infrastrutture e dell’edilizia, grazie a determinate qualità chimico-fisiche, possiamo ritenere i rifiuti da costruzione e demolizione come un’ottima risorsa per ridurre drasticamente le emissioni derivanti dal settore edilizio e per diminuire la massiccia estrazione di materie prime dalle cave. I materiali in questione sono soprattutto calcestruzzi, laterizi e sabbie, che rivestono una grande importanza nella filiera italiana, la quale da ormai molti anni provvede al recupero di materiali riutilizzabili da destinare alle nuove costruzioni.

Si tratta, dunque, di un’interessante risorsa, che investe in maniera importante il settore edilizio, colonna portante dell’economia nazionale, ma anche il più pericoloso a livello ambientale. Secondo i dati del rapporto ISPRA, è stato registrato come ben 49 milioni di rifiuti da costruzioni e demolizioni sono stati immessi nelle procedure di riciclo, su un totale di 59 milioni e 800mila tonnellate. Il tasso di recupero è dell’81%, un buonissimo dato, considerando che gli standard europei sono fissati sul 70%.

Nonostante possiamo ritenere questi dati un vero e proprio orgoglio per il nostro Paese, è bene riconoscere che, nella realtà dei fatti, la situazione non è tutta rose e fiori. Infatti, come affermato dallo stesso rapporto, i rifiuti da costruzioni e demolizioni vengono recuperati in sottofondi stradali, non andando a sfruttare a pieno il valore di queste risorse.

Si tratta di una problematica che non investe solamente il Bel Paese, dato che l’Agenzia europea dell’ambiente ha riconosciuto come ben 400 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione sono stati riutilizzati esclusivamente in forma di riempimento, dato che molto raramente si impiegano risorse riciclate nel settore edilizio. Nonostante ciò, l’impiego di quei rifiuti porterebbe ad un’imporatnte riduzione delle emissione della filiera del cemento, attestandosi con gli obiettivi posti dagli organi europei con il Green Deal, ovvero il taglio al 55% delle emissioni di Co2 e la neutralità carbonica entro il 2050.

Se verranno mantenute le logiche il ritmo di oggi, il settore edilizio andrà a creare più di 250 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2050. Per rimuovere gli ostacoli affinché si soddisfino le condizioni del Green Deal bisogna modificare i meccanismi fiscali in termini di estrazione di risorse vergini. Ciò significa che risulterebbe necessario rendere meno conveniente l’estrazione di questi ultimi, aumentando l’entità delle tasse sullo smaltimento in discarica degli inerti e sui prelievi dalle cave.

Attualmente, il nuovo Ministero della Transizione Ecologica sta studiando e vagliando un nuovo testo in merito alla vita e al riutilizzo dei rifiuti da costruzioni e demolizioni. Se questo venisse approvato, sarà possibile dare una nuova spinta a questo settore, non solo a livello nazionale, ma anche in Europa.

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